domenica 8 febbraio 2015

Dipingere l'anima, abisso interiore fra mito e simbolo, intervista a Elide Triolo

In compagnia con noi oggi vi è Elide Triolo, la nota pittrice che ha realizzato il libro ” Dipingere l’anima, abisso interiore fra mito e simbolo”, vorremo porle alcune domande inerenti al suo libro ed alla sua arte.
Di cosa tratta il suo libro?
Dipingere l’anima, abisso interiore fra mito e simbolo” è un trattato, un diario, un percorso nato da una esigenza interiore di mettere per iscritto le mie riflessioni, alla ricerca di risposte. Penso che nasca come percorso esistenziale e si sia trasformato in una ricerca, affamata di sapere, verso i mondi interiori e inconsci che si intingono di  psicologia, filosofia, religione, mitologia e vissuto onirico, per  manifestarsi direttamente nella materializzazione delle creazioni umane e cioè l’arte, la poesia, il rito. Queste manifestazioni tangibili del vissuto umano diventano la mappa di una più sensibile realtà umana, l’Anima. Quindi, la ricerca si sviluppa verso la comprensione dell’anima per poterla conoscere, e reintegrare questa nuova consapevolezza nella propria vita. Tutto è spiegato tra le pagine esoteriche che sapienti uomini ci hanno lasciato, la scienza alchemica è la metafora della trasformazione. L’arte in questo libro diventa una guida come Virgilio per Dante. Essa oltre ad essere un linguaggio è la via per la bellezza, la bellezza del vivere e dei sentimenti, quella bellezza che nasconde tra le sue più profonde opere d’arte le più pure manifestazioni dell’uomo, che nudo al suo cospetto e con coraggio si appresta a dialogare con la sua anima.
Cosa rappresenta per lei la pittura?
Alla presentazione del mio libro, uno dei relatori lesse questa mia  poesia (presente tra le pagine del saggio in questione):
“L’Arte è la pulsazione del sangue…
è fermento vivo…
è odore, è ritmica, è colore…
è magia, è mito, è rito…
…è Anima.
Note dipinte o scolpite…
Sogno e realtà…
…è il nostro essere…
che vive senza tempo,
ma che si fa specchio del tempo convenzionale.
L’Arte è vita incessante
che trasfigura ogni epoca e ogni mondo.
E’ la porta d’accesso ad un’altra dimensione!
Ora, posso affermare che la pittura per me è un linguaggio, un mezzo, l’Arte è la musa, l’anima o gli altri mondi che vedo sono i miei interlocutori, la tela diventa la pagina di un diario o una pellicola dove imprimo in nostro dialogo, diventando la mia più alta e altra espressione creativa e quindi la mia espressione di vita. Penso che la pittura, quando finalmente è compiuta si trasforma, divenendo un essere vero e proprio, intriso di quella energia vitale che può finalmente farla camminare da sola, come un figlio.
Sappiamo che la copertina del libro riporta la sua opera ” Alchimia dell’anima ” e che essa sarà esposta alla Milano ExpoArt, presso la Milano Art Gallery, per lei è una grande soddisfazione?
“Alchimia dell’Anima” già è in esposizione presso la Milano Art Gallery, è la sua prima trasferta fuori casa… certo che sono orgogliosa di ciò, ha anche avuto una notevole critica da parte della Dott.ssa E. Gollini. Anche se penso che sia solo l’inizio, nel senso che sarà esposta in altre occasioni e spero che possa prendere il volo, come il “Verbo”, il mio naturalmente, quello del mio manifesto e del mio pensiero. Penso sia un opera importante, in quanto racchiude in pochi centimetri un universo infinito che è quello della trasformazione e l’elevazione dello spirito.
Crede che sia difficile poter rendere pittura un pensiero, ci sono stati momenti in cui avrebbe voluto cancellare un intero quadro?
Penso che dopo aver acquisito la tecnica, il dizionario del linguaggio che si usa, nulla è difficile, è difficile (e questa è la sfida) essere completamente assorti, sinceri e puri, e riuscire a fondersi con il pensiero, l’emozione, in modo da fluire attraverso il corpo, il braccio e le mani… in quel momento diventa tutto una danza.
Ci sono stati momenti dove avrei voluto cancellare la tela, e sono i più difficili, ma nel momento in cui la lotta avviene e si è determinati, quel cancellare.. spazzare via ciò che non è, è il momento più focoso e liberatorio che impone la comunicazione, e in questa atmosfera, il pensiero errato trova quasi sempre le parole giuste per la nuova comunicazione, come una linea disturbata che al nuovo tentativo risulta come per magia perfetta.
Crede che la pittura sia ormai sottovalutata?
Io credo che ci sia molta confusione, ed essa è una delle dimostrazioni, in cui si trova l’uomo. Credo che non si possa determinare se essa è sottovalutata o meno, nel momento in cui la società odierna va talmente velocemente da porre i sentimenti in ultimo piano.
Nel momento in cui un quadro colpisce, comunica, riesce a catturare l’occhio, lì… se avviene la contemplazione, essa ha vinto ed ha vinto anche l’essere umano perché ha dedicato del tempo a contemplare anche se stesso.
E’ sottovalutata perché si mettono da parte tante cose. Logicamente la pittura non è tutta uguale e non si può parlare in generale. Ma dobbiamo fare una precisazione, in questo momento io ho parlato della pittura in quanto opera d’arte, ma se dobbiamo parlare di pittura in quanto tecnica, quella è un’altra cosa.La pittura, la scultura, la poesia, la foto ecc, sono delle tecniche, ognuno sceglie quella più affine al proprio temperamento. Ricordiamo che la pittura o i graffiti sono stati la prima forma espressiva dell’uomo, in quanto determinati nello scoprire che esso poteva lasciare una traccia, ciò avviene anche con i bambini, le prime forme di comprensione della loro esistenza sono gli scarabocchi e i colori. Attraverso la pittura abbiamo scoperto il mondo, se qualcuno la sottovaluta è perché sottovaluta o ignora la memoria che ci fa comprendere le nostre radici e quindi la nostra natura.
Consiglierebbe ad altri pittori come lei di realizzare un libro ove poter spiegare le proprie opere?
Non è essenziale scrivere un libro per essere un buon pittore, sono due cose distinte, è qualcosa che si sente dentro. Magari qualcun’altro suona, o cucina o si dedica alle piante… Per essere un buon pittore bisogna conoscere la tecnica della pittura e riuscire a trasformarla per diventare arte. Il mio libro non spiega le mie opere, racconta un percorso spirituale attraverso opere di ogni tempo, dalla preistoria al cinema fantasy e horror, da poesie a stralci filosofici e psicologici, che vengono anche intervallati da mie opere o mie poesie. L’arte si racconta da sola… è lei a raccontare a noi… e forse è questo che ho cercato di fare. Quindi, ritornando alla domanda, non saprei consigliare… magari in un catalogo di mostra, poi è sempre relativo, si può scrivere un’auto biografia, non saprei… penso che anche la scrittura sia un arte e quindi deve venire spontaneamente.
Nel suo libro parla anche della sua tecnica di pittura?
No, non parlo della tecnica pittorica, il libro è stato collocato nella sezione “saggio di estetica”. Forse è percepibile il fuoco che mi spinge alla creazione, questo lo può valutare il lettore.
Rivelerebbe mai qualche piccolo segreto che conserva per la creazione dei suoi quadri?
Ho insegnato, ho fatto dei corsi e ne farò altri, penso che nell’insegnare si sveli sempre qualche segreto
Credo che molti lettori saranno ora incuriositi e che cercheranno in pochissimo tempo le sue opere! Le auguriamo di avere un futuro splendido

sabato 7 febbraio 2015

“Dipingere l’Anima” di Elide Triolo: un viaggio tra le parole dell’infinito di Giuseppe La Russa, 29 Dicembre 2014

(27 dicembre 2014) – Continua ricerca, immanente e trascendente al tempo stesso, fisica e metafisica, una continua indagine della vita, sia essa quella esperibile o quella incorporea: questo si è assaporato nella giornata del 22 dicembre 2014, alla vigilia delle festività natalizie, durante la presentazione del libro di Elide Triolo, Dipingere l’anima, abisso interiore tra mito e simbolo.

La presentazione del libro attraverso le parole di Antonio Martorana, ex preside del liceo classo Garibaldi di Palermo, Tommaso Romano, Eliana Calandra e S. E. Gianfranco Romagnoli, è stato un interessante viaggio tra la letteratura, l’arte visiva, il mito, il simbolo, la filosofia, perché l’opera della giovane Elide Triolo si nutre di ogni traccia dell’operato umano in ambito artistico. Essa stessa è, ancor prima che scrittrice, compositrice di numerosi quadri, le cui stampe stagliano nel volume a completare la parte saggistica. E chiaramente non poteva mancare la musica, una musica di atmosfera medievale mediata dagli artisti Lucilla Benanti, Armando Fiore e Daniele Guttilla.
Un tragitto con e nella bellezza, un percorso di riscatto, quello di chi vuole approcciarsi alla lettura di questo suggestivo volume, un cammino da percorrere attraverso la parte più recondita del proprio intus, nella presa di coscienza che ogni uomo ha la percezione che esiste necessariamente qualcosa che va oltre, che si erge aldilà del nostro corpo, aldilà del tempo e dello spazio, di non immediatamente tangibile, ma che dialoga perennemente con noi, con la parte forse più nascosta, ma allo stesso tempo più grande.

Si è parlato di dialogo, di colloquio con il proprio io, di intesa e sintonia con il nostro profondo conditio sine qua non per quello con il mondo: per questo si parla di abisso interiore, di profondità infinite. Leggere questo libro è una presa di coscienza, significa dire di sì al Mondo, non rinunciare mai a quella scintilla chiamata Vita, ma a partire da una profonda conoscenza della nostra essenza. Così, attraverso un percorso sul concetto di anima stessa tra filosofia, mitologia e simbolismo, il lettore capisce perché e come curare il proprio soffio vitale, nutrirlo attraverso l’arte, che in questo volume viene intesa come totalità, come compendio di ogni disciplina, secondo il credo umanistico (vedi Guarino Guarini, Leonbattista Alberti) dell’uomo nutrito di un sapere che sappia attingere alle diverse discipline: l’arte come percorso terapeutico dunque, come catarsi, come religione, una religione laica, ma pur sempre un re-legarsi, un volersi legare a qualcosa, ad un mistero insondabile chiamato Mondo, ad un mistero meravigliosamente insondabile chiamato Vita.

http://www.sicilypresent.it/conversazioni/1353-dipingere-l-anima-di-elide-triolo-un-viaggio-tra-le-parole-dell-infinito.html

mercoledì 4 febbraio 2015

L’infinito in fondo all’anima. Nota sull’arte di Elide Triolo di Antonio Martorana, Dicembre 2014

"Anime in pena" di Elide Triolo
Quando un individuo, mosso dall’insopprimibile bisogno di recuperare l’identità celata nelle profondità del proprio intus, si avventura in quello che Novalis chiama “il cammino misterioso che va verso l’interno”, intuisce sicuramente quanto pericoloso debba essere il varcare la soglia che separa il conscio dall’inconscio. Sa che oltre quel limite lo attende un mondo inesplorato, reso da Goethe nella Pandora  con una terrificante metafora: << l’oscuro regno della possibilità mescolatrice di forme>> . E’ facile comprendere come l’espressione “mescolatrice di forme” si associa al caos originario, dove l’informe e l’indistinto avvolgono il tutto nelle tenebre della notte.
Grande è dunque il rischio di rimanere risucchiati in questo vortice, ma se l’individuo di cui parliamo ha fiducia nelle proprie risorse, fatte di tenacia, determinazione e purezza di sentimenti, potrà passare indenne attraverso la selva di enigmi nascosti dietro mille sagome seducenti. Ciò ricorda quanto accadde ad Ulisse, che fattosi legare all’albero della nave, passò indenne nel tratto di mare sotto l’isola del “prato fiorito”, dove gli giunse il “suono di miele” del canto delle Sirene.
Chi resiste al fall-out radioattivo degli incantamenti ultrasensoriali delle sirene partorite dal caos, le vedrà dissolvere in una nebula di spettri prismatici. Allora i suoi occhi potranno provarsi, al di là della cortina di tenebre, sulla sfolgorante Montagna Incantata della Verità e della Bellezza.
Tale è stato l’esito gratificante del “cammino misterioso” verso l’interno effettuato da Elide Triolo, un cammino che ha lasciato un segno indelebile nella sua vicenda esistenziale. Ed essa ha voluto raccontarci questa sua esperienza nel libro, per molti versi avvincente, Dipingere l’anima- abisso interiore fra mito e simbolo, (Palermo, Fondazione Thule Cultura, 2013). 
Implicitamente il libro nasce dal rifiuto di dare ascolto soltanto ai messaggi trasmessi, da quello che William Blake definisce “l’occhio corporeo e vegetativo”, per prestare maggiore attenzione ai messaggi filtrati dall’ ”occhio dello spirito” (stavolta la definizione è di Caspar David Friedrich). 
L’intento dell’Autrice è dunque quello della sua anima, superando i limiti delle concezioni empiriche e meccaniche di natura sorda agli echi provenienti dalle zone più recondite dell’ intus.
Il messaggio che ci vuole trasmettere è che solo scavando nel profondo dell’animo possiamo trovare un senso alla nostra vita. 
Sotto questo profilo quel messaggio mi ricorda quello contenuto in due opere famose : Radici di Alex Haley ed Edipo re di Sofocle. Così Haley manifesta il bisogno di partire alla ricerca delle proprie radici: << Devo scoprire chi sono. Avevo bisogno di dare un senso alla mia vita>> - sono parole che sembrano ricalcare quelle pronunciate da Edipo circa 23 secoli prima: << Devo scoprire chi sono e da dove vengo>>.
Trovo assai interessanti in proposito le considerazioni fatte sulle due esperienza parallele dallo psicanalista americano Rollo May nel suo libro Il richiamo del mito: << Consapevolmente o inconsapevolmente Haley prende alla lettera il consiglio di Nietzsche: “L’uomo privato del mito (…) deve scavare come un pazzo per cercare le proprie radici, sia pure tra le più remote antichità” (…).
Tanto per Haley puanto per Edipo conoscere il proprio passato significa trovare un’identità nel presente, e anche nel futuro>> (R. May, Il richiamo del mito, Milano, Rizzoli, 1991, p. 42).
Correlando la ricerca delle radici con quella del mito personale, May focalizza il problema da un punto di vista strettamente professionale: << Potremmo definire la psicanalisi con ricerca del proprio mito. Quanto bene viene a colui che mito riesce a trovare e integrare nella propria esistenza! Questo mito del nostro passato, questa nostra radice, è un punto di riferimento al quale possiamo guardare con fiducia. A differenza dell’ “Olandese Volante”, la mitica nave che non poteva mai rifugiarsi in un porto, noi abbiamo trovato un luogo dove ancorarci. E questo ci garantisce che un porto ci sarà per noi anche in futuro>> (pp. 43-44).
Quel luogo sicuro dove gettar l’ancora ed assaporare un meritato riposo, Elide Triolo lo trova, al termine del suo viaggio, nella mitica Thule, fuor di metafora nelle certezze dell’illimitatezza del destino ultraterreno dell’uomo, sulle quali ha avuto modo di meditare leggendo gli scritti di Tommaso Romano.
Posto che, come avverte Gianfranco Romagnoli nella sua Presentazione <<il dato di partenza da assumere come guida alla lettura e alla comprensione di questo libro è la cognizione di artista, e più specificatamente di pittrice, che connota indelebilmente la personalità dell’Autrice>>, va ricordato che la sua originale produzione figurativa si colloca in quell’immenso bacino di creatività visionaria che ebbe la sua prima espressione nelle Carceri di Piranesi, si ascrive insomma alla lunga parabola dell’iconografia dell’immaginario che annovera tra i suoi esponenti creatori del calibro di Fussli, Blake, Friedrich, Goya per arrivare ad Ensor, Rousseau, Kubin, De Chirico, Ernest, sino al Surrealismo ed ai suoi epigoni. E tale ascrivibilità  si spiega perché Elide Triolo, con le sue specifiche connotazioni morfologiche, condivide con i pittori dell’immaginario una tensione emotiva alimentata da quello che Giuliano Briganti definisce <<un opera che nasce da un luogo estremamente interiore e sorgivo della coscienza>>. Tale tensione, aggiunge il Briganti, << si abbandona in misura sempre maggiore alle suggestioni del sogno o al processo autonomo delle immaginazioni attive, della reverie, sottomettendosi all’  apporto dell’inconscio e sostituendo un tipo di rappresentazione “visionaria” all’illusionismo del verosimile e le immagini interne, nate nella mente, alle suggestioni del naturale, le ragioni della fantasia a quella della mimesi>> (G. Briganti, I pittori dell’immaginario. Arte e rivoluzione psicologica, Milano, Electa, 1996, p.13).
Ma va anche detto che Elide avrà trovato nella stessa realtà figurativa siciliana numerosi operatori del fantastico, da Antonio e Tano Brancato sino a Nicolò D’Alessandro. La sua formazione ed i suoi interessi culturali ci inducono a supporre che non sarà rimasta indifferente dinanzi al significato occultistico (alchimistico e astrologico) espresso dalla plurimillenaria identità culturale della Sicilia attraverso un “monstrum” (la triquetra) ed il pagano Saturno, il “genio” rappresentativo dell’identità culturale di Palermo. Si consideri in proposito quanto scrive Nicolò D’Alessandro: << Palermo e la Sicilia sono stati un crogiuolo  dell’esoterismo che ha avuto simbolizzazioni anche in arte. D’altra parte la Gorgone, la Triquetra e Saturno non sono soltanto siciliani ma si trovano anche in altre aree dell’Occidente, dell’Oriente e dell’America Latina: sono, cioè, cosmopolitici oltre che siculi. In ogni caso il filone fantastico e quello occultistico sono fra i fondamentali della “sostanza” culturale tanto dell’isola quanto del mondo: fondamenti della loro “realtà” profonda che - specie in Sicilia, negli ultimi due secoli sempre più - è stata emarginata e rimossa come mostruosamente “altra”, ma che, pur trasformandosi, ha mantenuto vivo, il suo senso complessivo>> (N. D’Alessandro, La situazione dell’arte in Sicilia (1940-1988), Palermo, Centro Studi Il Confronto, 1991, p. 247).
L’impostazione iconografica delle tele di Elide Triolo non indulge a particolari descrittivi, ma si sofferma, spesso con potenza rappresentativa, sul momento culminante del racconto, reso in una sospensione spazio-temporale che accentua la dimensione surreale. 
Il sapiente uso simbolico dei colori va dal monocromatismo severo dell’incisione Sei in ogni cosa (del 2003) ad una espressività segnica estremamente accesa, come il rosso sanguigno che avvolge le figure in Anime in pena (del 2002), Caronte del 2004), Getsemani (del 2008). La notevole presenza del colore rosso nella pittura di Elide Triolo mi sembra strettamente correlata all’esaltazione dell’anima. Dico questo riferendomi a quanto scrisse nel 1998, nel suo ultimo libro, Jean Guitton: << Il colore giallo è quello della luce. Ma quando voglio esaltare l’anima, metto il rosso e per lo spirito adopero il rosso più fiammeggiante. Attribuisco a ciascun colore un valore simbolico>> (J. Guitton, L’infinito in fondo al cuore. Dialoghi su Dio e sulla fede, Milano, Mondadori, 1998, p. 210).
una forte forte carica drammatica caratterizza queste tele, che, nella loro incandescente cromai, tracciano un ideale percorso dall’umano al divino, un cammino scandito dalla differenziazione volumetrica degli elementi compositivi e da un accennato antropomorfizzarsi delle forme.
Le icone mentali che l’artista trasferisce sulla tela rispondono al bisogno di rendere visibile l’invisibile e di umanizzare il trascendente.

Poiché il vero oggetto della pittura di Elide Triolo è l’anima, la ricca trama polimaterica si fa memoria sensoriale, vibrante racconto interiore, icona cromatica scaturita dalla percezione ora ovattata, ora sofferente, del proprio vissuto, che compendia la dimensione psichica del suo essere, indissolubilmente fusa con l’essere spirituale.

lunedì 2 febbraio 2015

"La pittura di Elide Triolo" di Elena Gollini


"Alchimia dell'anima", olio su tela, opera di Elide Triolo
È un surrealismo visivo quello proposto dalla pittrice Elide Triolo, che possiede un forte valore semantico e comunicativo. Ella proietta sulla tela una realtà figurata da analizzare e scandagliare attentamente, per carpire gli importanti meccanismi simbolici e metaforici sottesi, che la compongono. Nel mondo fantasioso e onirico da lei proposto gli elementi convergono in una comunione d’intenti evocativi e sfociano in rappresentazioni di grande ricercatezza e spiccata dinamica creativa. Si delinea una struttura compositiva in sinergica commistione d’insieme, all’insegna del bello e dell’armonia, nel ritmo della compostezza e dell’equilibrio. Le visioni immaginarie riecheggiano scenari ricchi di componimenti fantastici, connessi alla matrice fiabesca del sogno. Lo sguardo del fruitore viene catturato da atmosfere seduttive, che invitano a riflettere sul senso del vivere e dell’esistere, dell’essere e dell’apparire, improntate in chiave misticheggiante con un linguaggio codificato e cifrato, tutto da scoprire e interpretare. La Triolo si può annoverare come figurativa moderna, che incarna un percorso di ricerca di innovativa rivisitazione degli archetipi tradizionali.
Dalle trasfigurazioni del reale, esaltate dalle sfumature cromatiche generate dai riverberi della luce, si stagliano figure dai contorni evanescenti e sfumati, come apparizioni enigmatiche, che assumono le sembianze di misteriose presenze figurali introdotte nel ciclo della narrazione per evidenziarne particolari contenuti sostanziali e intrinsechi. Tali raffigurazioni poggiano su un impianto scenografico, che accosta i colori densi e intensi calibrandoli al meglio, per renderli “messaggeri” degli stati d’animo, che sorreggono e accompagnano l’idea e l’atto del dipingere. La costruzione contiene un delicato e soave “intimismo” ed sfocia in un’elaborazione ragionata e ponderata, in cui ogni singolo “ingranaggio” trova la sua specifica collocazione e si inserisce nel contesto strutturale per motivi precisi, di perfetto equilibrio ottico e tonale. La Triolo convoglia e veicola lo spettatore dentro una realtà personale, che sottolinea gli aspetti esistenziali avvolti da liriche atmosfere e si snoda attraverso un intreccio cromatico, che denota una personalità stilistica orientata verso la più pura e autentica espressività.
Nelle sequenze del dipinto emergono figure e soggetti protagonisti di frammenti di vita, che coinvolgono in un’indagine intima e recuperano ricordi ancestrali, pulsioni energetiche e credenze arcaiche, introducendo in un viaggio iniziatico, verso le origini più remote della civiltà, che si è tramandata nel nostro sentire quotidiano, nelle emozioni e nei moti dell’anima. All’interno del complesso e articolato rapporto tra pittura e pensiero, la pittura diventa il mezzo che permette di portare alla luce un pensiero, grazie all’uso di elementi presi dal mondo visibile. La Triolo riesce a far coincidere pensiero e immagine, senza che l’uno prevalga sull’altra e viceversa. Questa identificazione prevede uno schema progettuale della forma come fenomeno dinamico, che si fonda su una variabile fluidità metamorfica, che continua la sua evoluzione nella mente dell’osservatore, acquisendo nuove parvenze e producendo imprevedibili e sorprendenti echi interiori.

                                                                                                            Dott.ssa Elena Gollini 
Milano 2015

domenica 1 febbraio 2015

L’artista Elide Triolo espone alla collettiva "International Art Expo" alla Milano Art Galler



C’è grande attesa per l'inizio della mostra collettiva denominata "International Art Expo" che raggruppa un nutrito numero di esponenti dell'arte contemporanea in esposizione presso uno storico spazio milanese la Milano Art Gallery, in via Alessi 11, con la gestione organizzativa del manager produttore Salvo Nugnes. 
Tra gli artisti di spicco è inserita la pittrice Elide Triolo, con un'interessante produzione di profonda intensità spirituale. L'iniziativa si terrà dal 24 gennaio al 13 febbraio 2015 con inaugurazione prevista per sabato 24 gennaio alle ore 18.00, che vedrà l'intervento eccezionale del popolare maestro del fumetto Giorgio Forattini, in qualità di ospite vip.



"L'alchimia dell'anima" pittura di Elide Triolo
Pienamente consapevole della valenza etica dell'arte e del suo valore salvifico, la Triolo è autrice di una pittura anti retorica ed essenziale, ma non per questo scevra di emozioni e di sogni. Perfetta sintesi della donna di inizio millennio ci consegna una visione del mondo dominata sì dall'inquietudine, ma anche da un tratto volitivo marcato, che indica la costante possibilità di apertura verso un altrove ancora illeso, inesplorato, incontaminato. Il suo non è un percorso elitario alla ricerca di risposte “condivisibili” solo da addetti ai lavori e osservatori particolarmente acuti, ma un flusso generoso di immagini, che toccano la sfera intima di chiunque le incroci. Ed è proprio in questo l'aspetto, che coglie la cifra espressiva che caratterizza l'universo pittorico della Triolo: l'inarrestabile volontà di coinvolgere lo spettatore conducendolo attraverso un labirinto di riflessioni sulla condizione umana, la sua deriva e i possibili approdi. Non si può rimanere indifferenti dinanzi alla sofferta rappresentazione che offre di se stessa tra pensieri, gioie e dolori, giorni e notti, la salvezza si chiama forza creativa e porta spesso al di là di ogni aspettativa dettata dalla pura ragione. 

Commentandone il trasporto emozionale, che la guida è stato dichiarato "Le opere della Triolo sono un segno di consapevolezza, un esempio di dedizione, un soffio di bellezza formale e sostanziale, un invito a riflettere con lei sui grandi interrogativi, sulle perennità oltre le contingenze, a ritrovarsi senza la massificante invadenza dell'effimero. A sapere, cioè essere, piuttosto che apparire con stile, sotto il segno di simboli e miti senza tempo". 

giovedì 29 gennaio 2015

"Dipingere l’anima di Elide Triolo. Originale lettura del soffio divino che scorre il corpo e seduce il cervello" di Vito Mauro, Palermo 12 Ottobre 2014


    1. Avere fra le mani e sfogliare il volume di Elide Triolo, “DIPINGERE L’ANIMA abisso interiore fra mito e simbolo” (Edizioni Fondazione Thule Cultura) per accingersi ad affrontare la lettura porta a chiedersi se è un libro d’arte, di poesia, di filosofia, di psicologia, di fantasia, di mitologia, di teologia, di antropologia, di esoterismo trascendentale, dubbi che rendono il libro intrigante e interessante e invitano ad una profonda e intensa lettura per carpirne i contenuti.
      Già l’esaltante presentazione a firma di S.E. Gianfranco Romagnoli, noto studioso del Mito, infonde riguardo e rispetto.
      Il volume inizia con un’analisi ben fatta che descrive la rinascita dell’artista stessa, provvista della propria libertà e della propria verità, che assume i contorni di un’”immagine innata”, intima, spesso “chiamata “Anima””, con l’obiettivo di mostrare “la propria bellezza, per rivedere l’Eden, l’anima del mondo”.
      Elide Triolo, artista, donna piena di tensioni e di emozioni, quasi una perfezionista, il cui lavoro, rispecchia quello che ha dentro, non avendo avuto difficoltà ad accettare i cedimenti della vita, non vincolandosi al reale.
      L’autrice parte dall’anima, che ci accompagna sin dalla gestazione, che soccorre il corpo e seduce il cervello con argomenti carichi di mistero, ma anche di mirabili epifanie di un ambito etereo, ci guida con un piacere per gli occhi, inserendo magnifiche opere d’arte e con un piacere per la mente, con tocchi leggeri di sublimi sentimenti poetici, facendo diventare la lettura lieve come l’anima.
      Libro "Dipingere l'Anima- abisso interiore fra mito e simbolo"
      di Elide Triolo, ED. Thule cultura
      Sin dalle prime pagine si coglie il legame con la vita, con la gestazione accolta “Dentro l’uovo”, grembo dell’esistenza, raggomitolata e nutrita dalla misteriosa placenta fatta di piccole gioie e di grandi dolori. La grande padronanza dello stile, il sincero uso dei simboli e la volontà di miglioramento rendono vivace la lettura.
      Da qui la singolarità di questo libro, di lettura piana e avvincente come quella di un romanzo; una trattazione di estremo rigore e nello stesso tempo profonda.
      L’artista, partendo giusto dall’anima, da quel soffio divino che secondo la Bibbia, il Creatore insufflò in Adamo, generandogli la vita, che gli antichi greci chiamavano “psiche e soma”, che Agostino, con i suoi studi, l’immette nel sacro, “desiderando ardentemente conoscere con certezza Dio e l’anima”, che con Freud e Jung diventa patologia da studiare, mentre per gli artisti ed i poeti “…prende il suo comando e crea la voce…”, tali cose ci evidenziano che senza la poesia e la filosofia, la nostra anima muore.
      La scrittrice continua la sua analisi metamorfica di lettura dell’anima attraverso i miti, i sogni, i simboli, i riti, le tradizioni, le arti magiche, le superstizioni, le religioni, le alchimie, le opere d’arte e le scritture, tutti elementi che “permettono di legare il passato al futuro essendo il rituale stesso il presente”.
      “DIPINGERE L’ANIMA abisso interiore fra mito e simbolo” è il segno di un percorso interiore non semplice, quasi un diario, che conduce a guardare le cose dalla parte della religione, ma anche della poesia e dell’arte e che spinge l’artista, animata da una scrupolosa preparazione culturale, a “conoscere l’anima” per “conoscere se stessi”, donandoci immagini letterarie, poetiche e pittoriche bellissime, che la porta a confessare: “realizzare un icona era dipingere una preghiera”.
      La lettura delle sue poesie e la visione dei suoi dipinti sono fonte di viva emozione, di spontanea partecipazione, in quest’opera che si fa leggere e penetrare, pagina dopo pagina, con crescente interesse e condivisione, merito di una scrittura attenta e consapevole, meditata e capace, dove si possono cogliere le vere essenze delle arti e, in fondo, della vita, che colpiscono fortemente e che ci trasmettono dei sentimenti a riprova che la cultura è il filo conduttore della vita.
      Termina l’operoso lavoro la ricerca del trascendente, con un viaggio nel subconscio, “verso l’isola non trovata, l’isola che non c’è”, verso la tanta declamata isola di Thule che è l’inizio dell’altra vita, quella vita e quell’anima, rappresentata dal grembo materno, presente in tante opere della Triolo.
      Analizzare questo cammino ci porta a pensare che esso non sia ancorato al bisogno di rievocare i propri dolori, ma a curare i propri sentimenti, a vivere la consapevolezza del tempo che fugge, assaporando l’amarezza per la precaria condizione umana, ma scorgendo un bagliore nel buio, la funzione terapeutica delle arti, mezzi formidabili per andare oltre la superficie delle cose e cogliere il mistero, l’essenza dello Spirito.
      E come Marcello Veneziani nel suo ultimo saggio “Anima e corpo. Viaggio nel cuore della vita” (Edizioni Mondadori), auspica che l’umanità si possa rivolgere ancora e sempre al soccorso della filosofia e della poesia, poiché la prima “elabora lo stupore di essere al mondo e di lasciarlo”, mentre la seconda “esprime ambedue”, anche la nostra autrice avverte che ciò avviene anche attraverso la pittura come metafisica.
      Avrà sicuramente i riconoscimenti che merita. 

      Vito Mauro

mercoledì 28 gennaio 2015

"DIPINGERE L’ANIMA- Abisso interiore tra mito e simbolo. ed. Thule" di Gianfranco Romagnoli, Palermo Aprile 2013

"Dipingere l'anima-abisso interiore fra mito e simbolo"
 il libro di Elide Triolo
Il dato di partenza da assumere come guida alla lettura e alla comprensione di questo libro è la condizione di artista, e più specificamente di pittrice, che connota indelebilmente la personalità dell’Autrice, Elide Triolo.
   Avvezza ad esprimersi mediante l’immagine pittorica, ad un certo momento del suo percorso umano, marcato dall’alternarsi di momenti alti di esaltazione e di forti crisi interiori (come è proprio di chi ha in se stesso il misterioso fuoco dell’arte e la sensibilità che ne è, al tempo stesso, madre e figlia), ha deciso di dover ricercare le radici della sua ispirazione avendo di mira, con ciò stesso, il fine di ritrovare la sua identità, ossia, come ella stessa si esprime dicendo di sè, con espressione che ricorre nel titolo del libro, di «dipingere la mia anima».
   La comprensione dei criteri che l’hanno spinta e guidata in questa vasta ed impegnativa ricerca va dunque ricondotta alla figura di Elide Triolo pittrice, e più specificamente, alla sua vocazione a riprodurre su tela immagini oniriche ed altamente simboliche, che promanano dalla profondità del suo essere, in una parola dall’anima. Ed è infatti proprio l’anima, nei suoi abissi più profondi e ignoti, la prima protagonista di questa indagine, dura, tenace, approfondita, condotta negli anni mediante molte letture attinenti alle più diverse discipline: una ricerca che si configura come viaggio (significativo in tal senso il riferimento, nell’ultimo capitolo dell’opera di lei, alla Comedia di Dante) nel quale ripercorre, facendone diretta esperienza, le varie fasi del viaggio dell’eroe configurate da Joseph Campbell: quella della separazione o partenza, stimolata dall’appello (definito dall’Autrice chiamata) a scoprire la propria vocazione, l’aiuto soprannaturale, il passaggio della prima soglia e nel regno della notte; quella successiva delle prove e vittorie dell’iniziazione, che comprende l’incontro con la dea o beata riconquista dell’infanzia (il «ricordare e rivivere l’Eden» di cui ella insistentemente ci parla) e l’apoteosi; quella, infine, del ritorno e reinserimento nella società. Fasi che conoscono momenti di rifiuto, di lotta con il mondo e con la stessa divinità, di forte pericolo, ma che sfociano nel grande dono finale: sì, quando l’arte, attraverso la consapevolezza dell’artista, si fa dono totale per gli altri. 
   Per dare una risposta alla sua ricerca l’Autrice compie, innanzitutto, un’ampia ricognizione dell’evoluzione del pensiero sull’anima, dal concetto indiano di atman nato quattro millenni or sono a Omero; dalla filosofia platonica e aristotelica all’orfismo; dal neoplatonismo medievale a Sant’Agostino; dal Rinascimento con Marsilio Ficino e Giordano Bruno (con l’importanza che viene ad assumere la magia) alla Controriforma con il suo eclissamento della libera ricerca sull’anima, ripresa con nuovi accenti dal Romanticismo in opposizione all’Illuminismo; per approdare alla psicologia del profondo e alla psicanalisi con la connessa moderna ripresa dell’interesse  per le antiche correnti ermetiche e simboliche.
   Il mito, il sogno e il simbolo sono visti, in questa logica, come lettura dell’anima. Di particolare interesse appaiono le osservazioni su mito, specialmente laddove l’Autrice, rifacendosi alla distinzione junghiana tra inconscio collettivo e inconscio personale, la estende con originale interpretazione al mito deducendone, a fronte dell’esistenza generalmente ammessa di un mito collettivo o universale radicato negli archetipi, quella di un mito individuale (ancora l’identificazione sua, ma anche di ogni uomo che senta l’esigenza della ricerca, con la figura campbelliana dell’eroe?), intorno al quale il soggetto «costruisce il suo fantasma personale»; il mito che, in entrambi i casi, si configura come racconto di verità. Ed è ancora il concetto di mito individuale a guidarla nel suo esame del sogno e del suo significato profetico e/o salvifico emergente dall’oniromanzia e dall’incubazione, portandola a coglierne l’analogia con lo stato di estasi e ad evidenziare, in armonia con le teorie freudiane, come il sogno sia il mito che non ha valore collettivo. Il simbolo, infine, la cui fondamentale importanza per la Triolo emergerà nell’ulteriore corso della ricerca, viene da lei indicato in via di prima approssimazione come appartenente a un linguaggio analogico che richiama un significato “altro” rispetto a quello visivo più immediato.
   Questa navigazione si svolge, come si può ben vedere, attraverso un mare magnum, nel quale la ricerca della verità per tutte le possibili vie offerte dalla sapienza antica e moderna attraverso le scienze e il pensiero filosofico ed esoterico, comporta un alto pericolo di annegamento. Ma occorre riconoscere che l’Autrice riesce a tenere la rotta, sostenuta da un saldo punto di riferimento: Dio, più volte chiamato in causa nella sua funzione salvifica. Scrive in proposito la Triolo: «La promessa che ho fatto e che non dovrò mai tradire, è quella di tenere sempre per mano Dio, mio Padre, a cui dovrò sempre rapportarmi», richiamando inoltre, più volte, l’inscindibile legame tra l’uomo e la divinità unica e vera.
   Il mito invero, questo caposaldo della ricerca che, in quanto racconto di una verità primordiale, si identifica con il sacro, chiama in causa le religioni, che con le loro rivelazioni «hanno fornito all’umanità la luce necessaria per penetrare il mistero», rivelando le realtà più profonde del mondo e dell’uomo attraverso i simboli: esse, riattualizzando attraverso le azioni sacrali del rito e dell’iniziazione il mistero ciclico e cosmogonico della morte e della rinascita, svolgono un processo di scomposizione-ricomposizione dell’anima, di cui l’Autrice coglie il parallelismo con il processo alchemico; un processo che fa sì che l’uomo ricordi la verità primordiale e la tramandi, crei, cioè, e trasmetta la tradizione.
   
   E’ a questo punto che, terminata - ma non certo esaurita - l’indagine di carattere generale sull’anima, la seconda parte dell’opera, pur senza perdere questo fondamentale riferimento, si rivolge più specificamente all’arte, campo nel quale l’Autrice ha modo di spaziare dando prova di indubbia competenza; con un taglio, peraltro, che legandosi alle premesse dianzi illustrate evidenzia le sue preferenze per gli artisti la cui opera è radicata in quella che, molto approssimativamente, potremmo definire “psicologia del profondo”. 
   Anche in questa seconda parte dell’opera, il criterio seguito è quello storico-cronologico: partendo dalle espressioni artistiche dell’uomo primitivo e rilevati in esse i contenuti magico-sacrali che si proiettano in avanti attraversando le civiltà antiche; evidenziate le radici ariane e celtiche tramandatesi fin nel Medioevo, al quale è didicato un capitolo significativamente intitolato Arte, magia, superstizione, religione, ma comunque anima, la Triolo giunge a parlare di artisti rinascimentali per lei particolarmente significativi in quanto rappresentativi di quel mondo onirico e del profondo che, attraverso l’ispirazione provenientele da essi, condivide ed esprime nella propria opera pittorica: così Bosch, Grunewald, Bruegel. Ed ancora, come espressione della ricerca del subconscio e della magia dell’ignoto, Goya, Fussli, Moreau, Piranesi e, in particolare, William Blake. Cita, in proposito, un passo di Friedrich: «Il pittore non deve ritrarre solo ciò che vede innanzi a lui ma ciò che vede in lui», citazione che, provenendo da un paesaggista visionario, mi richiama alla mente quest’altra di Giacomo Leopardi: «all’uomo sensibile e immaginoso [cioè all’artista] … il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna; udrà il suono di una campana; e nel tempo stesso con l’immaginazione vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono». L’artista cioè, renderà le cose trasfigurate, ma più vicine alla loro essenza reale, nella sua opera poetica come in quella pittorica, che diviene mitopoiesi in quanto le ricrea come mito. (Altrove l’Autrice afferma: «In realtà la visualizzazione di questi moti [dell’anima] non è così visionaria»).
   E ancora, l’indagine della Triolo si estende all’espressionismo, al decadentismo fino al preraffaellismo con la sua connotazione di confraternita esoterica e al simbolismo, laddove «la malinconia romantica si trasforma in angoscia e smarrimento del proprio destino; di conseguenza la ricerca di una verità assoluta … e lo scoprire l’essenza nascosta delle cose», e all’ingresso del misticismo nell’arte; per giungere alla ricerca edenica di Gaugin, alla magia di Van Gogh e al neoromanticismo, talora fiabesco, di maestri come Chagall, Dalì, Magritte, Ernst. L’arte viene a compenetrarsi con la psicanalisi e si evolve, «si rigenera ogni qual volta una terribile crisi sconvolge il quotidiano».
  
   Nella terza e ultima parte dell’opera torna di scena, quale indiscussa protagonista, l’anima. L’uomo può estraniarsi da sé e dal mondo, perdere l’anima, ma questo pericolo si supera soltanto con la ricerca della libertà attraverso «la consapevolezza del proprio essere, l’accettazione di una cosa che è così com’è … non possiamo sentire Dio come un burattinaio perché senza esso moriremmo, ma non perché siamo succubi, ma perché siamo le parti che si completano, uno non può fare a meno dell’altro» (ritorna il farsi condurre per mano da Dio). E ancora: «Parlare dei confini dell’anima ci conduce verso due vie: la via di apertura verso tutti quei mondi soprasensibili che consentono di aprirci verso altre energia: energie psichiche, spiritismo, medianità ecc; o la via della profondità dell’anima, quel mondo infinito dentro noi stessi … dobbiamo riconoscere Dio dentro di noi».
   L’Autrice instaura poi un parallelo, già in precedenza accennato a proposito delle religioni, tra il processo dinamico di trasformazione indotto da ogni iniziazione e la trasmutazione interiore, arte regale dell’alchimia, in particolare di quella parte di essa, l’alchimia mistica, tesa alla ricerca della purezza simboleggiata dalla pietra filosofale: «E così la parola artista si ripropone come significato nel trasformare e creare, come un’opera d’arte». Torna l’immagine dell’eroe nelle seguenti parole: «l’artista è un po’ come il guerriero: egli lotta contro le tenebre per far riaffiorare la luce. Sulla tela bianca e la pietra informi crea un universo di significati che si eleva a macrosimbolo. In un certo senso si assiste a una riproduzione ritualizzata della cosmogonia».
  Dopo una presentazione della Divina Commedia come viaggio iniziatico Elide Triolo conclude la sua fatica con queste belle parole, che racchiudono e sintetizzano il senso della sua ricerca:

I miti, i racconti, le leggende hanno sempre il loro fondamento
nella verità. Ma la verità viene  ascoltata  solo  da  coloro  che,           
           senza secondi fini, la cercano  veramente  per  trovare  dentro 
           sè il “tesoro nascosto”, la  pietra  filosofale  della  saggezza,  il
premio per coloro che con coraggio non si  negano  al  viaggio
della vita.


   In conclusione: un libro che merita di essere letto per la varietà e ricchezza di orizzonti che propone con un enciclopedismo che è la cifra del vero intellettuale; un libro arricchito e completato, in piena coerenza con il testo, da una vasta e ricercata iconografia comprendente, tra molte altre immagini di ogni tempo, significanti opere pittoriche della stessa autrice, e inframezzato da poesie pure di Elide Triolo, che sono squarci, illuminazioni improvvise, attraverso cui ella scruta e ci permette di scrutare il “tesoro nascosto” della sua bella anima.